Sotto poca apparenza di pane!
Santissimo Corpo e Sangue di Cristo – Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,51-58)
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, è presente Cristo, il Figlio del Dio vivo.
O ammirabile altezza e stupenda degnazione! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, si umili a tal punto da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane!
Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, e aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perchè siate da lui esaltati.
Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinchè tutti e per intero vi accolga Colui che tutto a voi si offre.(Francesco d’Assisi, Lettera a tutto l’Ordine)
Francesco d’Assisi rimane stupito davanti al mistero dell’Eucaristia: Dio sceglie di nascondersi. Non si manifesta nello sfarzo, nella potenza o nell’eccezionalità, ma sotto l’apparenza semplice e comune del pane. Un’apparenza così povera da poter passare inosservata.
Eppure proprio qui si rivela il modo di agire di Dio. Egli non cerca di impressionare, ma di incontrare. Non si impone, si offre. Non abbaglia, ma attende di essere riconosciuto da un cuore aperto.
I due segni che Gesù sceglie per restare con noi sono il pane e il vino. Non oggetti preziosi, non simboli di prestigio. Il pane è ciò che non manca mai sulla tavola. Quando invitiamo qualcuno a cena, pensiamo alle portate, ai piatti speciali, ai dolci; raramente pensiamo al pane. Eppure, se il pane non c’è, ce ne accorgiamo subito. È semplice, quasi scontato, ma indispensabile.
Così è Dio: discreto come il pane, essenziale come il pane.
Anche il vino parla di una realtà che va oltre la semplice sopravvivenza. Gesù non sceglie pane e acqua, ma pane e vino. Il vino nella Scrittura è il segno dell’alleanza, della festa, della gioia che allieta il cuore. L’Eucaristia non è soltanto il nutrimento per il cammino; è già anticipazione del banchetto nuziale del Regno, della comunione piena tra Dio e l’umanità.
Dopo aver riconosciuto Cristo sotto la povera apparenza del pane, siamo inviati a riconoscerlo nelle povere apparenze della vita quotidiana: nelle persone, nei gesti nascosti, nei servizi che nessuno nota, nelle fatiche condivise.
L’Eucaristia ci educa a guardare oltre le apparenze e ci trasforma in ciò che riceviamo. Il pane consacrato viene spezzato e donato; così anche il discepolo è chiamato a lasciarsi spezzare per amore. Accogliere l’umiltà di Dio significa imparare a vivere senza cercare continuamente riconoscimenti, accettando di essere presenza buona, nutriente e silenziosa per gli altri.
La domanda che questa festa ci consegna è semplice e concreta: in quali piccole cose, senza apparenza e senza clamore, posso essere oggi pane vivo per gli altri?
Guardiamo l’umiltà di Dio, come ci invita san Francesco. Lasciamoci nutrire dal Pane della vita e impariamo a diventare, per chi incontriamo, un segno semplice ma reale della sua presenza. Perché il Signore continua ancora oggi a farsi vicino sotto “poca apparenza di pane” e attraverso la poca apparenza della nostra vita donata.