Il monastero
Per volontà di Dio e del beatissimo padre nostro Francesco, andammo ad abitare accanto alla chiesa di San Damiano. (FF 456)
San Damiano, per Chiara e le sorelle, è il deserto contemplativo: il luogo dell’ascolto, dove Dio le conduce per parlare ai loro cuori e rivelarsi; il luogo della povertà e della fede; il luogo del silenzio e della preghiera; il luogo di un’intensa e profonda vita fraterna.
La clausura è la forma che custodisce la nostra scelta di servire il Signore nella lode e nella contemplazione, in una vita che scorre nella forma di Maria, nella ricerca del volto di Dio, nell’ascolto della sua Parola e della sua presenza nella storia. Una vita che diventa accoglienza, scuola di preghiera, servizio di ascolto per chiunque bussa alle nostre porte.
Il monastero è per noi la terra promessa in cui il Padre delle misericordie si rivela, il Tabor in cui il Figlio manifesta la sua bellezza, il Cenacolo in cui invocare e accogliere insieme lo Spirito Santo.
Chiesa di S. Maria Annunziata
Ricostruita tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800, su progetto di Giuseppe Lucatelli (1751-1828), risale con buon grado di approssimazione al 1776.
Orientata in modo inconsueto (l’ingresso per i fedeli è posto a nord e l’altare maggiore a sud), è caratterizzata da un impianto a croce greca,
Nel 1974 furono eseguiti alcuni lavori per adeguarsi alle nuove norme liturgiche. Vennero rimossi gli altari laterali, e dietro l’altare maggiore fu liberato il passaggio con la costruzione di una grata che introduce all’interno del coro, luogo di preghiera delle sorelle.
L’altare maggiore venne spostato nella parte laterale a sinistra (guardando l’altare centrale). Si tratta un’opera dello scultore sanseverinate Venanzio Bigioli (1770-1854), di legno, a intaglio.
Sull’altare centrale, sopra la grata, si trova un quadro in tela raffigurante l’Annunciazione dell’Angelo a Maria. È del pittore sanseverinate Lucio Tognacci (1774-1860).
Sopra i due altari laterali si trovano altre due tele: sembra che siano dello stesso pittore ma non si hanno documenti che ne accertano la paternità. La tela di sinistra raffigura Gesù Nazzareno coronato di spine (prima della riforma liturgica la festa era collocata al 23 ottobre, oggi non è più celebrata). A destra la tela raffigura San Francesco e Santa Chiara, che, inginocchiata, riceve dal Santo la Regola e un giglio.
A causa dei danni causati dal terremoto del 1997, nel 2011 sono stati avviati i lavori di restauro della chiesa che si sono conclusi nel 2012.
Il 30 ottobre 2016, a causa della forte scossa di terremoto, subì diversi danni e venne chiusa per inagibilità fino a domenica 11 febbraio 2024 quando è stata riaperta con rito di dedicazione del nuovo altare, dopo i lavori di consolidamento post-sisma e dopo alcuni interventi di adeguamento liturgico.
In un lungo cammino che, dal Concilio Vaticano II ad oggi, ha visto la nostra Comunità di Sorelle Povere riflettere più volte sulla necessità di un adeguamento liturgico della chiesa, per essere fedeli alle norme liturgiche e con le autorizzazioni dell’Ufficio Liturgico della Diocesi e della Soprintendenza dei Beni Culturali, sono stati realizzati un altare, un ambone e un tabernacolo in pietra, opera di ingegno e di arte realizzata da Bartolomeo Castellano e Giuseppe Massarelli, con la consulenza di don Mario Castellano.
Quello che era l’altare maggiore si trova attualmente nella sacrestia a sinistra (guardando l’altare centrale).
Coro
Luogo di preghiera delle sorelle, un ambiente a pianta longitudinale a doppia altezza concluso con un soffitto piano in camorcanna.
Il coro ligneo di pregevole fattura risale al 1507. Risulta, infatti, da alcuni atti notarili che la ministra Sor Bartolomea abbia incaricato il maestro Giovanni di Piergiacomo di Nicolò da San Severino di fabbricare metà del coro, seguendo un disegno su carta fatto dal maestro Domenico Indivini morto 5 anni prima.
Un altro documento di alcuni mesi più tardi attesta la commissione dell’altra metà del coro affidata al maestro Bastiano e Piergentile di maestro Paolo di San Severino. Erano tutti artigiani che provenivano dalla scuola dell’Indivini. In questo modo si può risolvere in parte il mistero di questo caso più unico che raro di un coro diverso nelle due parti.
È composto da 24 stalli: le due parti, benché diverse, negli elementi decorativi e nel disegno hanno una struttura architettonica nell’insieme uguale.
Memoria di Santa Camilla
Nel 2010 è stata posta sulla facciata dell’entrata del Monastero una lapide in ricordo del passaggio di Santa Camilla Battista Varano da Camerino, che ricondusse la Comunità delle Clarisse di San Severino alla Regola di Santa Chiara.
Altorilievo di Santa Chiara
Nel 1983 è stato posto sulla facciata della Chiesa, in un riquadro, un altorilievo raffigurante Santa Chiara che tiene in mano un ostensorio, dello scultore sanseverinate prof. Wulman Ricottini (1908-1991). La scultura è in marmo bianco di Carrara ed è stata realizzata dagli specialisti del marmo di Pietrasanta (Lucca).